Nello spazio con Nasa, Axiom e SpaceX!

ISS - Spazio

Il futuro del turismo sarà fuori dall’orbita terreste?

Axiom Space, produttore e fornitore di servizi di stazioni spaziali private negli Stati Uniti, è stata selezionata dalla Nasa per costruire un modulo abitale che, a tutti gli effetti, sarà la prima “destinazione turistica nello spazio” . 

In sostanza, il compito affidato ad Axiom è quello di realizzare un hotel spaziale che verrà agganciato alla Stazione spaziale internazionale (ISS).

Ma come si fa a prendere parte ad un viaggio interplanetario? In un comunicato ufficiale, Axiom rende noto che il modulo sarà pronto entro il 2024, entro quel termine verrà lanciato e successivamente unito alla ISS. A rendere unico questo esclusivo viaggio è ovviamente l’osservatorio con vista sulla Terra, ma a bordo sono previste diverse stanze adibite allo svago degli ospiti, nelle quali avranno anche modo di comunicare con casa.

Ovviamente, una vacanza tra le stelle non è per tutte le tasche, al contrario, solo i multimilionari potranno approfittare di questa possibilità. Lo stesso CEO di Axiom, Mike Suffredini, ammette che il biglietto per questa avventura spaziale potrebbe arrivare fino a 50 milioni di dollari.

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Benvenuti nell’era del turismo spaziale

Già nel 2001 l’imprenditore statunitense Denis A. Tito ha avuto modo di partecipare ad una vacanza spaziale a bordo del vettore russo Soyuz Tm e soggiornando alla Stazione Spaziale Internazionale, al modico prezzo di circa 20milioni di dollari per una settimana nello spazio.

Un nuovo fantascientifico settore su cui non punta solo Axiom, ma anche le immancabili SpaceX, Virgin Galactic e Blue Origin (di proprietà di Jeff Bezos). Ad oggi, sono circa 600 i clienti che hanno già prenotato una vacanza con la Virgin Galactic di Richard Branson, che conta di iniziare i primi viaggi nel 2021. Tra i passeggeri si vocifera possano esserci anche Leonardo di Caprio e Justin Bieber.

Vacanze extraorbitali non certo eco friendly 

Il turismo spaziale è uno spreco di risorse assolutamente non necessario da parte di un piccolissimo gruppo elitario di persone e società”, ha affermato per esempio Claudio Magliulo dell’organizzazione ambientalista 350.org. “È un’elaborata forma di evasione destinata all’1%”. Fino a oggi, inoltre, ci sono state ben poche analisi sull’impatto ambientale delle missioni spaziali, proprio perché di numero molto ridotto. Le cose potrebbero cambiare drasticamente se queste si moltiplicassero: “Il problema non è rappresentato dalle sole emissioni, un aumento dei lanci potrebbe anche danneggiare lo strato d’ozono che ci protegge dalle radiazioni solari”.

Il rischio è che il turismo spaziale possa contribuire ad aggravare ulteriormente una situazione ambientale già particolarmente delicata, a quel punto rischieremmo di vedere i lanci nello spazio non più come vacanze esclusive ma come unico modo per abbandonare la Terra.

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