Ad Angkor i giardinieri lavorano sospesi nel vuoto

Angkor

L’antichissimo Angkor Wat, tempio khmer in Cambogia, soffre da diverso tempo dell’ “attacco” di piante, alberi e radici che minacciano di sommergere il sito e riportarlo allo stato originale.

Per contrastare un nemico tanto tenace serve una “squadra d’assalto”

30 giardinieri che, con solo un caschetto blu a proteggerli, si elevano su di una scala per raggiungere gli angoli più reconditi della struttura e rimuovere erbacce o radici che nel lungo periodo potrebbero deturpare uno dei luoghi più celebri al mondo.

Il loro lavoro viene spesso scambiato, da turisti cambogiani ed internazionali, per mancanza di competenza o tecnica ma, al contrario, issare funi su pareti tanto fragili porterebbe solo ad un maggior danno, stesso discorso per le impalcature, che richiederebbero settimane, se non addirittura mesi, e creerebbero non pochi problemi agli addetti (oltre che contaminare un sito caratterizzato dal tempo).

Paradossalmente, per il team d’assalto, è molto più sicuro e pratico imbracciare una scala e dirigersi con un paio di forbici verso l’albero da tagliare.

AngkorUn luogo che va protetto

Per conservare l’antico Angkor Wat, e non farlo tornare allo stato originale, come lo trovò l’esploratore francese Henri Mouht circa nel 1860, il sito richiede una costante ed efficiente manutenzione.

Per salvaguardare l’area, peraltro parte del Patrimonio Unesco dal 1992, l’ente governativo deputato alla gestione del luogo, Apsara Authority, ha realizzato con l’aiuto degli esperti un liquido in grado di fermare la ricrescita delle radici, minimizzando così il rischio per i giardinieri. Tuttavia, come spiega il direttore Kim Sothin, il liquido è ancora in fase di sperimentazione, sarebbe disastroso se oltre a fermare le piante danneggiasse anche le pietre su cui queste crescono. 

Nel frattempo, dunque, il luogo è affidato alle abili mani dei 30 giardinieri che strisciano o volteggiano nell’aria ogni giorno per poter salvaguardare il sito e permettere a tuti di poterlo godere appieno.

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