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Viaggi e turismo: Italia all’ottavo posto nella classifica mondiale



Viaggi e turismo: Italia all’ottavo posto nella classifica mondiale

Il World Economic Forum ha da poco pubblicato i risultati del Travel & Tourism Competitiveness Report, la classifica biennale che mette a confronto 136 Paesi del mondo nel settore viaggi e turismo.
Il report prende in analisi i vari fattori che agiscono sullo sviluppo di questo settore il quale contribuisce, a sua volta, allo sviluppo e alla competitività di ogni specifico Paese.
L’Italia, come nel 2015, risulta ferma all’ottava posizione di questa classifica. La precedono, nell’ordine, Spagna, Francia, Germania, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti e Australia. Completano la top ten il Canada e la Svizzera.
Abbiamo mantenuto il nostro posto nella top ten, eppure dai dati emergono degli aspetti su cui conviene riflettere e che suggeriscono che forse non stiamo sfruttando al meglio le grandi risorse di cui disponiamo.
Se scomponiamo il dato complessivo nei vari fattori che lo determinano vediamo che l’Italia acquista un ottimo punteggio quando si parla di patrimonio culturale (in questo caso la troviamo al 5° posto nel mondo). Cominciamo a scendere leggermente, mantenendo comunque delle ottime posizioni, se consideriamo le bellezze naturali (12° posto) e le infrastrutture (11° posto).
I primi dati scomodi emergono in relazione all’igiene, per il quale a quanto pare non superiamo il 30° posto, e alla tecnologia (37°).
Ma i nostri punti deboli, secondo gli economisti del World Economic Forum, sono altri: «scarso impegno del governo e debole strategia di marketing», oltre a «una burocrazia imperante, un quadro legale inefficiente e una tassazione poco favorevole», sostengono gli esperti dell’organizzazione svizzera. Elementi, questi, per i quali precipitiamo attorno alla centesima posizione di questa classifica.
«È importante – scrivono gli economisti del Wef – che l’Italia continui a rinforzare la sua competitività e la sua produttività nel settore viaggi e turismo», un settore che nel 2016 si è dimostrato tra i più rilevanti della nostra economia, contribuendo ad un significativo aumento del Pil e confermando una forte incidenza sull’occupazione.


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