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Cielo plumbeo per il sistema casa vacanze: cosa succederà al colosso Airbnb?



Cielo plumbeo per il sistema casa vacanze: cosa succederà al colosso Airbnb?

Il colosso Airbnb, portale californiano degli affitti brevi, sta attraversando uno dei periodi più delicati della sua storia. Il governatore  Andrew Cuomo, che guida lo Stato di New York, è artefice di una legge che, una volta in vigore, gli creerebbe un grosso danno.

Che l’ex startup californiana, oggi colosso da 30 miliardi di dollari, sia sempre osteggiata dagli albergatori non è una novità. La nuova legge prevede il divieto di proporre in affitto case per meno di 30 giorni, pena una multa fino a 7.500 dollari per chiunque provi a mettere l’annuncio sulla piattaforma online.

Vietare le locazioni inferiori a 30 giorni vorrebbe dire, in sostanza, vietare al colosso Airbnb che è fortissimo negli affitti brevi e si propone proprio in questa veste, come alternativa agli hotel. Non è la prima volta che Airbnb si scontra con l’amministrazione di una città americana: a San Francisco, lo scorso anno, i cittadini hanno respinto con il 55 per cento dei voti un referendum per introdurre una norma che avrebbe limitato a 75 notti all’anno la possibilità di dare in affitto stanze e appartamenti a breve termine. In questo caso Airbnb l’ha scampata.

Di certo questa nuova legge non ha lasciato indifferente la società, che si dice pronta a impugnarla per chiederne l’abrogazione, e ha fatto causa alla città di New York, anche se vincere non sarà facile.

Il problema potrebbe essere: ci sarà il rischio dell’effetto domino, con cui altri Stati saranno pronti a prendere spunto da quello newyorkese?

Intanto, anche in Italia il momento è di quelli delicati. Recentemente si è registrato l’ennesimo scontro fra l’azienda californiana e Federalberghi.  La replica di Airbnb non si è fatta attendere: «È frustrante anche se non del tutto sorprendente, vedere continuamente attacchi contro nuove forme di turismo che consentono ai cittadini di integrare il proprio reddito e di ampliare il numero di turisti nel nostro Paese». I nervi, insomma, sono tesi. E senza dubbio, anche in Italia, la decisione dello Stato di New York è più attesa che mai.

Pare che gli albergatori, anziché pretendere dal governo e dagli enti locali meno intervento e burocrazia, riduzione della pressione fiscale a partire dalle tasse sui turisti, siano più propensi a chiedere protezione. Questa visione è stata accolta dalla regione Toscana all’interno di una legge nata per regolare i grandi proprietari, ma che finisce per colpire anche i singoli proprietari che in questi anni di crisi hanno messo l’unica casa a reddito fittandola ai turisti.

Grazie alla proprietà diffusa di immobili, l’Italia è diventata per il colosso Airbnb il terzo mercato mondiale, registrando 3,6 milioni di turisti nelle case di circa 80 mila host, nella stragrande maggioranza con un reddito medio-basso, che hanno guadagnato 2.300 euro l’anno. Sicuramente c’è bisogno di regole per definire degli standard minimi e gli alberghi non possono essere penalizzati da imposizioni eccessive, ma bloccare l’apporto e le opportunità offerte dalle nuove tecnologie potrebbe essere una scelta di corto respiro.


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