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Italia e Turismo: storia dia una leadership oramai persa



Italia e Turismo: storia dia una leadership oramai persa

Il Turismo, è cosa oramai nota non solo agli operatori turistici, rappresenta per le economie di tutto il mondo un incredibile volano di crescita tanto che Jeremy Rifkin, noto economista, attivista e saggista statunitense, l’ha definito come “l’espressione più potente e visibile della nuova economia dell’esperienza” e destinato a diventare “rapidamente una delle più importanti industrie del mondo”.

Ebbene, sulla base dei dati 2013 divulgati recentemente dal Ministero dei Beni culturali e su quelli contenuti dall’interessantissimo studio condotto dell’associazione Italiadecide il cui titolo scelto, non a caso, è stato “Turismo: dopo trent’anni, tornare primi”, la Redazione del blog Turismo Uninform ha deciso di dedicare l’intervento di quest’oggi proprio alle indicazioni ed alle tendenze emerse da entrambe le pubblicazioni e, più in generale, all’analisi del comparto turistico nazionale.

Partiamo subito con un dato: stando a quanto elaborato dal Touring Club italiano sulla scorta di dati diffusi dall’UNWTO (World Tourism Organization), ovvero l’Organizzazione Mondiale del Turismo, nel Dopoguerra il nostro Paese deteneva la quota più importante di Turismo internazionale. Nello specifico, infatti, su poco più di 25 milioni diviaggiatori internazionali, poco meno di 5 milioni per le proprie vacanzeoptavano per l’Italia.

Negli anni, però, quella quota si è andata via via erodendo passando già dal 19% del 1950 al 15,9% del 1960. Il fenomeno di erosione si è perpetrato anche nei decenni successivi tanto che nel 1970 la stessa quota si era ulteriormente ridotta fino al 7,7%, sebbene continuassimo ad essere sempre i primi davanti a Canada, Francia, spagna e Stati Uniti. Nel 1990, poi, quella stessa percentuale si è assestata al 6,1% per ridursi nuovamente al 4,6% nel 2010 fino a toccare il 4,4% di oggi.

Tale fenomeno, dovuto essenzialmente all’apertura di nuovi mercati ed al progressivo arricchimento di nuovi Paesi che hanno messo in moto enormi volumi di viaggiatori, sembra quasi superfluo sottolinearlo, ha interessato non solo il nostro comparto turistico, ma anche quello di altri Paesi come, per esempio, proprio quegli stessi Paesi che da sempre sono stati nostri rivali in ambito turistico, Francia, spagna e Stati Uniti. Ciò che, però, più preoccupa, e che il blog Turismo Uninform desidera sottolineare fortemente, riguarda non solo l’intensità con la quale il nostro sistema turistico ha perso quote di mercato e competitività, ma anche, e soprattutto, l’incapacità con cui il Paese ha gestito, perdendo una grande occasione, il boom del turismo mondiale.

Per comprendere appieno quanto il ritardo e l’inadeguatezza del sistema turistico italiano abbia di fatto provocato una clamorosa perdita di competitività a livello mondiale, ancora una volta i numeri ci offrono un interessante spunto di riflessione. Dal 1950 ad oggi, il numero di turisti stranieri che hanno decisi di venire in Italia per trascorrere le proprievacanze si è moltiplicato per 10 volte passando da 4,8 a 47,8 milioni. Peccato, però, che il volume di turisti mondiale si sia nel frattempo moltiplicato per quasi 43 volte, una circostanza, questa, che sancisce quanto poco l’Italia sia stata incisiva in termini di intercettamento globale della domanda turistica.

Eppure, lo dicono anche le classifiche del “Country Brand Index 2012 – 2013”, l’Italia è ai primissimi posti nell’immaginario di oltre 3.000 opinion leader provenienti da tutto il mondo per ciò che riguarda la ricchezza culturale, l’enogastronomia e la moda. Il primato dell’Italia viene sottolineato anche da Silvia Angeloni, che in “Destination Italy” ricorda come il nostro Paese rappresenti la prima destinazione turistica che ituristi vorrebbero visitare. Ma tutta questa awareness evidentemente non basta se dei 137 milioni di turisti mondiali in più rispetto al solo 2010 l’Italia sia riuscita ad intercettarne davvero pochi o, addirittura, perderne.

Su questo aspetto Massimiliano Vavassori, direttore del Touring Clubitaliano, afferma che ”i dati sui flussi turistici diffusi dall’Istat, e relativi al 2012, hanno registrato 98,1 milioni di arrivi (- 5,4% rispetto al 2011) e 362 milioni di presenze totali (- 4,8% rispetto al 2011)”. Situazione analoga per il 2013 per la quale lo stesso Vavassori prosegue affermando che “secondo le stime del WTTC (World Travel & Tourism Council), il valore aggiunto dell’industria turistica in Italia – le attività che possono considerarsi core business – è stato di 63,9 miliardi di euro, ovvero pari al 4% del Pil nazionale”.

E’ questa una quota davvero molto bassa, anche includendo il valore aggiunto di tutta l’economia turistica, ed una percentuale assai lontana dai proclami del passato secondo i quali il Turismo avrebbe dovuto rappresentare il 20% del prodotto interno lordo.

Inquadrato lo scenario del sistema turistico italiano, ci aspettano due gravosi compiti: inquadrare le ragioni che hanno sancito questo crollo di competitività della nostra offerta turistica ed individuare le basi di un nuovo rilancio.

Come rivelato dallo studio, il comparto turistico italiano, beneficiando in particolar modo delle città d’arte e delle zone costiere, non è mai stato preso seriamente in considerazione dalla politica come volano di crescita e di sviluppo. Manca, inoltre, una vera e propria cultura dell’ospitalità, circostanza, questa, che fa segnare ancora di più l’arretratezza del nostrosistema turistico.

Del resto, Emilio Becheri, coordinatore del rapporto divulgato daTuristica.it, spiega perfettamente quanto appena rilevato: “nel 2011 (ultimo anno con dati definitivi) la maggiore quota di arrivi di turisti in Italia è determinata dal turismo delle città di interesse artistico e storico (d’arte) con il 35,6%, davanti al turismo delle località marine(balneare) con il 21,5%”. L’analisi dei differenziali rivela che l’aumento complessivo degli arrivi verificatosi nel periodo 2000-2010, pari a 23,692 milioni è imputabile in gran parte, per il 42,5%, all’aumento del turismo culturale, per il 20,2% alle località non classificate come turistiche, per l’11,3 alle località balneari, per il 10,9% alle località montane e per il 7,3% a quelle lacuali”.

 

La formazione di una nuova classe dirigente, è quasi superfluo sottolinearlo, rappresenta per il blog turismo Uninform una delle opzioni più accreditate per il rilancio dell’intero comparto turistico italiano. Una classe dirigente che sia consapevole non solo della propria tradizione, dell’immensa ricchezza culturale, artistica, paesaggistica, enogastronomica e storica del Paese, ma che sia anche dotata di una maggiore credibilità ed autorevolezza internazionale ed in grado di scommettere su un settore strategico per l’economia, il Turismo, appunto.

Ci piace concludere questo intervento mutuando un inciso reperito all’interno del rapporto del Touring Club italiano e che più di tutti esprime l’incredbile voglia di rinnovamento e di rilancio di cui ha bisogno il comparto: “se l’Italia credesse di più nel Turismo, sarebbe un Paese migliore”. Riflette operatori turistici, riflettete….

E tu, cosa ne pensi dei dati pubblicati dal Ministero dei Beni culturali e del rapporto di Italiadecide dal titolo “Turismo: dopo trent’anni, tornare primi”? Ritieni che la progressiva e, almeno per il momento, apparentemente inarrestabile competitività del comparto turistico nazionale abbia già fatto toccare al Paese il livello più basso o pensi che, in mancanza di reali strategie distributive e promozionali, questa tendenzaalla disgregazione dell’offerta turistica italiana continui a perpetrarsi? In che moda ritieni che le eccellenze turistiche del nostro Paese possano tornare alla ribalta internazionale e guadagnarsi nuovamente la vetta delle classifiche? Al di là del ruolo della politica, comunque imprescindibile per un concreto rilancio dell’intero sistema economica nazionale, quale è il compito più difficile che spetta a tutti gli operatori turistici in un momento così difficile per il comparto del Turismo e del Paese in generale?

Che tu sia un operatore turistico di lungo corso, uno studioso di dinamiche turistiche o un fervido appassionato di distribuzione online e tradizionale, trend e tendenze turistiche, comunicazione e Turismo in generale, raccontaci pure la tua testimonianza in presa diretta e condividila immediatamente con tutti i lettori del blog Turismo Uninform.

Pubblica subito un tuo commento sul nostro blog dedicato al Turismo e dai pure voce a tutte le tue opinioni segnalandoci di volta in volta i tuoisuggerimenti, i tuoi consigli, le tue raccomandazioni e tutte quelle che ritieni essere le più efficaci best practice di riferimento. Sarà per noi delblog Turismo Uninform un vero piacere poterne parlare diffusamente insieme ed approfondire, così, il dibattito dedicato al futuro del comparto turistico italiano.

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