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Google e il diritto all’oblio



Google e il diritto all’oblio

Il diritto all’oblio secondo Google.

La redazione del Blog Turismo Uninform vuole condividere oggi con i propri affezionati lettori alcune riflessioni su un tema spinoso ma di grande attualità.Internet è ormai una realtà consolidata ed uno strumento imprescindibile  in ogni attività ed a maggior ragione nel turismo.

La redazione del Blog si occupa abitualmente delle problematiche legate all’uso della rete, delle potenzialità, positive e negative ad essa connesse, come per esempio, l’assoluta rilevanza della brand reputation e delle recensioni online, sempre più spesso diffuse sul web dagli utenti del prodotto turistico in generale.

Alberghi, ristoranti, tour operator, agenzie di viaggio tradizionali ed OTA, si confrontano quotidianamente con la realtà virtuale ed i suoi operatori.

L’indicizzazione e la visibilità delle aziende turistiche e non, sui maggiori motori di ricerca è il  target di ogni strategia di marketing posta in essere dai player di ogni comparto del mercato. Ma non è oro tutto quello che luccica e la rete non è la panacea delle svariate esigenze degli utenti e dei player economici.

E’ certamente un mezzo potente e versatile, ma il suo sviluppo non è stato accompagnato da una adeguata azione normativa. Attualmente le problematiche suscitate dall’utilizzo di Internet, vengono risolte attraverso l’interpretazione analogica di norme e leggi che al momento della loro emanazione non contemplavano direttamente le impreviste sfaccettature del web  e restano numerosi e problematici vuoti normativi.

La tutela della privacy e il c.d. diritto all’oblio, riconosciuto da una storica sentenza della Corte di Giustizia Europea dello scorso maggio, costituiscono certamente gli aspetti più dibattuti e problematici per i big dell’online. Ma analizziamo, in estrema sintesi il contenuto della sentenza citata.

Secondo la Corte di Giustizia Europea, ogni cittadino europeo ha il sacrosanto diritto di chiedere la deindicizzazione di alcuni contenuti che lo riguardino, direttamente e/o indirettamente, dai risultati forniti dai motori di ricerca. Informazioni personali, foto, video, notizie di cronaca devono poter essere eliminati dal web e in particolare i link che portano a quei contenuti che si assumono lesivi della sfera personale e/o aziendale del soggetto richiedente.

Il cittadino interessato, da un anno a questa parte, può attraverso la compilazione di un modulo online chiedere l’eliminazione dei link ai contenuti non graditi o meglio, lesivi della sua sfera soggettiva.

Naturalmente Google, big indiscusso dei motori di ricerca, è l’operatore più direttamente coinvolto nella necessità, originata dalla sentenza in commento, di approntare adeguati strumenti giuridici, normativi e tecnici utili alla effettiva tutela del diritto all’oblio.

Diciamolo subito. Nonostante gli sforzi profusi da Big G, la soluzione del problema è ancora lontana.

Sono stati pubblicati i risultati del lavoro della commissione costituita da Google per risolvere il rebus della rimozione dei link su istanza degli utenti, ma è davvero il caso di dirlo, la montagna ha partorito un topolino. Certo in assenza di una normativa specifica e considerata la titanica contrapposizione tra principi fondanti dell’ordinamento giuridico europeo, quali il diritto alla privacy ed alla tutela della sfera soggettiva dell’individuo, da un lato, e dall’altro, il principio della libertà di pensiero , informazione e cronaca dei soggetti editori, in tempi brevi, non c’era da aspettarsi molto.

Quello che emerge in questa prima fase di ricerca, per altro, costituisce il riflesso della profonda differenza dei sistemi giuridici del Vecchio Continente e degli USA.

Il trend sembra essere il seguente. Google funzionerà secondo due logiche opposte, a seconda che gli utenti siano europei o statunitensi. I primi vedranno riconosciuto il loro diritto alla rimozione dei link lesivi della loro sfera soggettiva, vedendo in qualche modo attuato il loro diritto all’oblio della rete, con il conseguente “effetto-groviera” dei motori di ricerca, che presenteranno buchi ed eliminazione di link su richiesta degli utenti interessanti, spesso protagonisti di fatti e notizie che potrebbero certamente avere anche una rilevanza pubblica. Niente di tutto questo avverrà invece negli Stati Uniti, con la conseguenza ovvia che, sulla versione americana del motore di ricerca, anche se con un diverso ordine, potranno continuare ad apparire quei link rimossi dalle versioni europee dei medesimi motori di ricerca.

Secondo la redazione del Blog Turismo Uninform, tale soluzione non risulta assolutamente soddisfacente. E secondo Voi? Pubblicate le vostre opinioni ed esperienze in merito, senza timore, perché in Europa, almeno, queste potranno essere cancellate.


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