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Country Brand Italia, nonostante tutto ancora una conferma



Country Brand Italia, nonostante tutto ancora una conferma

Le contemporanee vicende nazionali, economiadisoccupazione, protesta sociale non sono indice di un periodo felice. Eppure nonostante tutto la percezione del Belpaese nel mondo, in qualche modo ancora regge. La redazione del Blog Turismo Uninform, in merito, vuole quest’oggi condividere con i propri lettori l’analisi sviluppata da Futurebrand, l’atteso Country Brand Index 2014-2015 che stila, come di consuetudine, ormai, una particolare classifica delle Nazioni sulla scorta della percezione che generano agli occhi degli osservatori e viaggiatori internazionali.

Diciamolo subito. L’Italia è lontana dal podio ma piazzandosi al diciottesimo posto di questo singolare ranking rientra di diritto nella Top 20.

Bisogna però spazzare altrettanto velocemente il campo da facili e ingiustificati entusiasmi e leggere attentamente tra le righe di questo articolato report, ormai da anni presentato in concomitanza del BTO, che si discosta decisamente dalle classifiche tradizionali che si limitano di norma a contemplare i numeri relativi alle presenze turistiche o le quantità di pernottamenti venduti.

Il CBI misura la capacità di attrattiva di una destinazione per i viaggiatori o player economici internazionali sulla base di sei criteri.

Sistema di valori, qualità della vita, potenzialità business, eredità e cultura, turismo, Made In, sono stati i parametri con i quali, quest’anno, gli analisti di Futurebrand hanno misurato il fascino delle 75 Nazioni prese in considerazione.

Il principio che li ha guidati è il seguente. Le singole Nazioni considerate alla luce dei criteri sopra esposti, possono diventare dei veri e propri brand e la relativa forza della reputazione del “marchio” può determinare i viaggiatori turisti o investitori internazionali a preferirlo rispetto ad altri, alla stregua di una qualsiasi scelta commerciale.

Tanto premesso entriamo nei dettagli della classifica di Futurebrand e iniziamo dalle notizie belle.

Tra i settantacinque Paesi presi in considerazione, solo 22 alla stregua dei criteri illustrati possono essere considerati veri e propri brand. E l’Italia rientra tra questi, con il suo diciottesimo piazzamento, mentre nazioni come Spagna e Grecia, peraltro, affini al Belpaese, ne restano escluse.

Essere considerati brand, significa naturalmente che i visitatori o i player economici internazionali hanno dell’Italia, alla luce dei sei parametri di giudizio, una percezione migliore rispetto alle altre nazioni che non vengono riconosciute come “marchi”. In questa speciale classifica, che vede ai primissimi posti Giappone, Svizzera, Germania, Svezia e Canada, l’Italia risulta immediatamente preceduta dai cugini francesi che per un punto si aggiudicano il diciassettesimo posto.

Nell’ambito poi delle sei categorie di giudizio, l’Italia risulta vincitrice a mani basse nel comparto Turismo e Cultura, imponendosi per la qualità del cibo e quindi della ristorazione, ma anche per il comparto dell’hospitality, per essere percepita come ottima possibile destinazione vacanziera, per la grandissima varietà dei suoi beni culturali e per le bellezze naturalistiche.

Fin qui le belle notizie che confermano il notevolissimo potenziale turistico del Belpaese. E veniamo a quelle brutte.

L’Italia non rientra nelle prime dieci posizioni internazionali per qualità della vita, per attitudine al business, tecnologia politica e valori, perdendo fortemente terreno rispetto ai primi della classe che riescono ad eccellere nei settori dell’innovazione e della attenzione per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile.

Il Made in Italy, poi, decantato orgoglio nazionale non spinge il Paese tra i primi dieci della classifica e lascia inesorabilmente il passo anche ai prodotti norvegesi che chiudono la Top 10, segno purtroppo di un declino evidente in uno dei settori trainanti dell’economia nazionale e il dodicesimo posto nella classifica europea ancora una volta davanti la Spagna, il Portogallo e la Grecia, non può non risultare che una magra consolazione. La domanda nasce spontanea. Per quanto tempo ancora il Turismo e la Cultura riusciranno a garantire al sistema Paese lo status di brand?

La redazione del Blog Turismo Uninform è molto interessata alle risposte ed alle opinioni in merito dei suoi lettori. Lascia il tuo commento e proponi la strategia utile a migliorare il rapporto tra qualità della vita, sviluppo economico e tecnologico indispensabili, insieme al potenziale turistico, per rilanciare l’Italia verso la vetta del BIC.


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