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Airbnb fa concorrenza agli alberghi



Airbnb fa concorrenza agli alberghi

Un nuovo player nel settore dell’hospitality, Airbnb

L’approfondimento sul mondo dell’hospitality che la redazione del Blog Turismo Uninform vuole proporre quest’oggi ai suoi affezionati lettori, prende spunto da una intervista rilasciata durante il Global Forum 2014 aSkift da Chip Conley, responsabile dell’Hospitaliy&Strategy del portale online Airbnb, ormai diventato realtà di primissimo piano nel panorama internazionale dell’hospitality industry che ha ormai raggiunto e festeggiato il traguardo di dieci milioni di notti prenotate in tutto il mondo.

L’anno appena conclusosi ha decretato la definitiva affermazione del sitonato nel gennaio del 2009 con l’originario nome diAirbedandbreakfast.com, poi sincopato nel marzo successivo nell’attualeAirbnb.com .

L’intuizione di Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk, nata dalla necessità di far fronte ai costi dell’affitto e che in occasione della conferenza annuale a San Francisco della Industrial Design Society of America decisero di offrire parte del loro loft come alloggio a queiviaggiatori giunti in città per l’evento che non riuscivano a trovare una stanza negli hotel che, registrarono il tutto esaurito si è rivelata vincente e l’invenzione di un portale che mette in contatto persone in cerca di un alloggio con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare, desta ormai non poche preoccupazioni tra gli albergatori tradizionali.

Per la verità, molti di loro continuano a guardare al fenomeno ancora con eccessiva sufficienza, partendo dal presupposto che non possa esserci un reale confronto tra la proposta di affitto di case private offerte da Airbnb e gli hotel o gli alberghi, ma secondo molti osservatori e la stessa redazione del Blog Turismo Uninform, vale decisamente la pena osservare meglio il fenomeno e trarne spunti che certamente potrebbero tornare utili anche ai gestori di strutture ricettive convenzionali.

E a ben guardare le affinità o comunque i punti di contatto tra gli alberghie l’offerta proposta da Airbnb sono significativi, stando anche a quanto dichiarato da Conley, non a caso, proprietario di 18 alberghi di lusso e fondatore della rinomata catena americana di  butique hotel, Joie de Vivre Hotel. Senza dubbio infatti gran parte del successo di Airbnb deriva dall’impronta spiccatamente alberghiera che i manager di Airbnb hanno saputo infondere nella formazione dei proprietari che affittano le loro case attraverso il sito, orientandoli verso un approccio con gli ospiti che sappia esaltare la qualità del loro soggiorno.

Per indagare adeguatamente la realtà Airbnb, bisogna  riuscire a scrollarsi di dosso l’idea che l’offerta del sito sia incentrata sulla proposta di soggiorni low cost. La formazione culturale di Conley che proviene da un settore decisamente luxury contraddice questa inesatta percezione unitamente al fatto che il portale media ormai una offerta assolutamente trasversale, spaziando dalle camere a basso costo, magari per studenti in viaggio alle splendide ville californiane da migliaia di dollari al giorno ,per gruppi di amici facoltosi alla ricerca di qualcosa di veramente unico e, non a caso, il St Regis, uno dei più antichi e prestigiosi alberghi di New York offre la propria suite su Airbnb. Ma è possibile trovarvi anche case sugli alberi o addirittura igloo. E allora qual è il segreto del portale e perché gli albergatori dovrebbero seguirne l’esempio?

 Secondo Conley tre cose accomunano l’offerta di Airbnb ai  boutique hotel.

I viaggiatori, in entrambi i casi desiderano vivere quanto più possibile, autenticamente, il proprio soggiorno nelle località che visitano, non come semplici turisti, ma come veri abitanti del luogo che li ospita. Certamente per chi soggiorna in un hotel convenzionale è più difficile sentirsi del posto rispetto al cliente dei boutique hotel che, per esempio, con i lororistoranti raffinati, diventano punti di ritrovo anche per i normali residenti che vogliono frequentare locali alla moda ed anche rispetto al viaggiatoreche ha deciso di soggiornare in dimore private, prese in affitto, all’interno di quartieri lontani dal centro e vissuti normalmente dagli abitanti del luogo.

L’ospite del boutique hotel, come il viaggiatore che si affida a Airbnb, aspira a godere di un punto di vista “diverso” e le case private prese in locazione, racchiudendo le storie dei loro proprietari, offrono questa possibilità. E l’aspetto forse più importante è dato dal fatto che iviaggiatori desiderano essere considerati non come semplici clienti, ma come veri amici e in quest’ottica, Airbnb, abolisce completamente le formalità invitando i propri host ( i proprietari che affittano i loro immobili) a creare dei legami autentici con i loro ospiti.

Quindi riassumendo, gli albergatori convenzionali dovrebbero imparare ad offrire  esperienze di soggiorno in linea con la vita reale del luogo dove è situato l’hotel, accogliendo i propri ospiti in ambienti unici, personali ed inimitabili, riuscendo ad improntare il servizio sul dialogo e sulla massima personalizzazione.

Voi cosa ne pensate? Possono davvero essere queste le linee guida per igestori di hotel ed alberghi per il 2015? Come sempre, noi della redazione del Blog Turismo Uninform aspettiamo di leggere le vostre opinioni ed i vostri commenti.


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